Aiuti inattesi
Prima le critiche al leader maximo, santissimo e unto dal signore; poi la campagna del Giornale di famiglia con le minacce nemmeno troppo velate di far sapere di una certa questione a luci rosse avvenuta anni fa se non si fosse dimostrato piu' "saggio"; poi i faccia a faccia tra i due leaders, in fondo mai andati bene, anzi; poi i titoli che proseguono giorno dopo giorno con Feltri nei panni di killer; poi le continue esternazioni e le prese di distanza su temi quali la giustizia e la questione morale.
Oggi
questo.
Che venga dal compagno Fini la liberazione da questo schifo?
Elenco
"abuso d'ufficio, corruzione semplice e in atti giudiziari, rivelazione di segreti d'ufficio, truffa semplice o aggravata, frodi comunitarie, frodi fiscali, falsi in bilancio, bancarotta preferenziale, intercettazioni illecite, reati informatici, ricettazione, vendita di prodotti con marchi contraffatti; traffico di rifiuti, vendita di prodotti in violazione del diritto d'autore, sfruttamento della prostituzione, violenza privata, falsificazione di documenti pubblici, calunnia e falsa testimonianza, lesioni personali, omicidio colposo per colpa medica, maltrattamenti in famiglia, incendio, aborto clandestino".
Questo l'elenco dei reati che, secondo l'Associazione Nazionale Magistrati, verranno "sostanzialmente depenalizzati" e "destinati ad andare in prescrizione" a seguito della riforma del processo breve il quale "prevede la prescrizione dei processi in corso in primo grado per i reati "inferiori nel massimo ai dieci anni di reclusione" se sono trascorsi più di due anni a partire dalla richiesta di rinvio a giudizio del pubblico ministero senza che sia stata emessa la sentenza. "
Sono sempre piu' convinto che ce li meritiamo, eccome se ce li meritiamo. Fanno i cazzi che vogliono e ancora trovano il 50% di persone disposte a votarli. Che ci sia bisogno di riformare la giustizia non ci piove; ma non ci piove nemmeno sul fatto che non e' facendo di peggio che si risolve un problema grave.
Strane colazioni
Marrazzo in convento: "appena mi sveglio mi faccio un cappuccino".
La sottile linea rossa
Mario Giordano. Feltri. Belpietro. Boffo. Fini. Mesiano. Marrazzo. Una sottile linea unisce le storie piu' chiacchierate a partire dall'estate 2009 ad oggi. Un bravo a chi la trova, anche se questo ovviamente nulla toglie alle colpe ed alle responsabilita' politiche di alcuni dei protagonisti.
Normalita' in Italia
(Il Fatto Quotidiano 17.10.2009)
LEI È EDUCATO SI VERGOGNI
(di Marco Travaglio)
Nel regime di Berlusconi a chi ha la sfortuna di aver ricevuto un'educazione, di aver imparato che non si dicono le bugie e si parla uno per volta, è fregato. Chi ha una reputazione fa di tutto per conservarla: ma chi ne è sprovvisto non teme di perderla, dunque parte avvantaggiato. Perché può fare e dire tutte le porcate che vuole, tanto da lui ci si attende il peggio. Prendete Gasparri, con rispetto parlando: continua a dire in tv che io vado in ferie a spese della mafia, ben sapendo che non è vero ma che nessun Vespa lo smentirà e nessuna Authority o Vigilanza interverrà. Prendete il miglior premier degli ultimi 150 anni, il più perseguitato della Storia (più di Gesù, per dire), il più buono e giusto: siccome è anche l'editore più liberale dai tempi di Gutenberg, una delle sue tv fa pedinare con telecamera nascosta il giudice Mesiano, per dimostrare che è un tipo strano e sospetto (infatti porta calzini turchesi, fuma e aspetta il suo turno dal barbiere, invece di andare a puttane o frequentare papponi e spacciatori). Così tutti i giudici che si occupano di Berlusconi sanno quel che li aspetta se non fanno i bravi. Prendete Il Giornale: raccoglie testimonianze anonime di gente che ha origliato il giudice Mesiano mentre a cena con amici avrebbe parlato male di Berlusconi e bene di Prodi (davvero sorprendente: fra Prodi, che ha sempre rispettato la magistratura, e Berlusconi, che ha definito tutti i magistrati vivi e morti “antropologicamente diversi dal resto della razza umana” e “mentalmente disturbati”, dunque “noi ai giudici insidiamo le mogli perchè siamo tombeur de femmes”, un giudice preferisce Prodi: che tipo bizzarro). Il fatto è che ogni cittadino, giudici compresi, ha tutto il diritto di preferire Prodi a Berlusconi o viceversa, l'importante è che giudichi secondo giustizia. Solo una mente malata – come ha notato Maltese - può pensare che un giudice di sinistra condanni un innocente solo perchè di destra, e viceversa. Oltretutto Mesiano non poteva che condannare la Fininvest a risarcire De Benedetti per la sentenza comprata sul lodo Mondadori, visto che la Cassazione penale aveva già stabilito che l'Ingegnere andasse risarcito. Il giudice civile doveva solo quantificare il danno. Prendete Belpietro ad Annozero: dice che il giudice Carfì, autore della prima sentenza penale su Mondadori, non è imparziale perchè fu sentito sussurrare al pm che con Berlusconi “bisogna usare il bastone e la carota”. Piccolo particolare: il giudice del bastone e della carota non era Carfì, ma Crivelli, che non giudicava su Mondadori, ma su Guardia di Finanza, e non parlava di Berlusconi, ma del calendario delle udienze. Chi se ne frega, Crivelli o Carfì pari sono: cominciano entrambi per C. Prendete il leghista Castelli, un altro che non ha l'handicap della buona educazione: interrompe, strilla, insulta, delira. Vuole i pm “eletti dal popolo” (fantastico: i pm di partito), poi se la prende con quelli “politicizzati”, cioè di sinistra: quelli che invece stavano con lui al ministero e sperperavano denaro pubblico in consulenze inutili, non sono politicizzati: vanno benissimo, come quelli corrotti da Previti con soldi di Berlusconi. Averne. La prova dei giudici politicizzati, per il padano, è un vecchio libro di un vecchio giudice che racconta i funerali, negli anni 70, di un collega, tale Pesce, tra bandiere rosse e pugni alzati. Che diavolo c'entri questo Pesce (fra l'altro morto e sepolto) col caso Mondadori, lo sa solo lui. Evidentemente il Castelli preferisce Metta e Squillante: meglio corrotti che rossi.
Controffensiva
Va in onda la controffensiva del cavaliere; il metodo e' arcinoto: se non posso controbatterti con tesi migliori delle tue, semplicemente ti sputtano. Il cavaliere ha sguinzagliato il principe dei giornalisti, tale Alfonso Signorini noto per essere il top-opinionista delle serate del grande fratello, fattorie e talpe in serie, oltre che essere direttore di Chi e di Sorrisi e Canzoni tv. La squadra dell'alfonso si e' recata in Calabria, alla ricerca dei natali di Mesiano, forse ricercando un passato poco chiaro (magari una multa per divieto di sosta da sbattere in prima pagina sui quotidiani fratelli) o amicizie un pochettino losche che andrebbero pure meglio. Un'altra squadra, questa volta mediaset, pedina il magistrato e lo descrive come un individuo strano, che addirittura va dal barbiere e seduto su di una panchina si fuma una cicca. Ah, quei calzini turchini... Io non credo affatto che la cosa si possa chiudere con un semplice "vabbeh, che servizio del cazzo eh???". Per me questa cosa ha un solo nome: mafia. Ti pedino, ti controllo, ti faccio sapere che so sempre quello che fai e quando lo fai. Di piu', ti rendo riconoscibile al mitomane di turno, che, adeguatamente pompato, puo' rappresentare una preoccupazione in piu' per te. Mafia, non c'e' altra definizione. Poi dicono che Mesiano sia stato promosso, prendendo la paga per la sua sentenza sul lodo Mondadori; dico io, non era piu' semplice per lui prendere una mazzetta e sistemarsi per sempre come fece il giudice per il lodo Mondadori???
da ilFatto quotidiano di Sabato 17/10/2009
LA TV MANGANELLO DEL CAIMANO
Su Canale 5 pedinamenti e veleni contro il giudice del Lodo Mondadori
(di Marco Lillo)
Dopo il pestaggio, tutti fuggono e si nascondono. Sta accadendo anche negli studi Mediaset dopo il pedinamento e la manganellatura mediatica di cui è stato vittima il giudice Raimondo Mesiano, giovedì nel programma “Mattino 5”, condotto da Claudio Brachino. E’ solo un atto (non l’ultimo) della caccia all’uomo contro chi ha avuto l’ardire di condannare i Berlusconi a pagare 750 milioni di euro.
Come abbiamo raccontato in una serie di articoli, da una settimana i giornalisti del berlusconiano “Chi", diretto da Alfonso Signorini sono stati spediti in Calabria per trovare notizie sulla salute di Mesiano. Intanto una seconda squadra era all’opera a Milano. Mesiano è stato pedinato sotto casa e nei suoi spostamenti dalle telecamere. Il servizio è stato trasmesso da “Mattino 5” mentre era ospite il condirettore responsabile de “Il Giornale” di Berlusconi, Alessandro Sallusti ( ). Come in tutti i pestaggi che si rispettino i compiti erano ben divisi. Brachino ha lanciato le immagini leggendo un articolo de “Il Giornale”: “sulle stravaganze in giro per Milano”. Le immagini del pedinamento erano commentate così: “eccolo in giro per Milano, il giudice Raimondo Mesiano....un comune cittadino”. Apparentemente un servizio “insulso e demenziale”, come lo ha definito persino l’autore di Striscia la Notizia, Antonio Ricci. In realtà era qualcosa di peggio. Un tentativo nemmeno troppo mascherato di minare la credibilità dell’autore della sentenza da smontare. E soprattutto un avvertimento per tutti i giudici che domani dovranno decidere le sorti dell’uomo più potente e vendicativo d’Italia. La giovane giornalista con contratto a termine alla quale era stato assegnato il servizio aggiungeva “Mesiano non è certo un cittadino qualunque. Alle sue stravaganze in realtà siamo ormai abituati”. Per dimostrare la tesi si mostrava la sua attesa nervosa davanti al barbiere. E persino la scena (dietro le vetrine) del giudice che si sbarbava. La chiusa del servizio rendeva chiaro il senso: “ecco ci regala un’altra stranezza: guardatelo seduto su una panchina. Camicia, pantalone blu, mocassino bianco e calzino turchese”. Il rientro in studio di Brachino portava a termine il mandato: “Ecco dall’articolo de "Il giornale" emerge che tra le stravagnze di questo giudice e la sua promozione c’è qualcosa che non va”.
In realtà a non andare era l’esecuzione mediatica di un giudice indifeso con il telefono e l’indirizzo scritti sulla guida. Ora che è scoppiato il caso e sono stati scoperti, gli esecutori materiali tirano indietro la mano. “Le immagini non sono della mia redazione. Mi sono state offerte dalla produzione. Capita spesso che le comprino da agenzie esterne”, dice Brachino. Una manina le ha offerte alle redazioni Mediaset già la sera prima di Mattino 5. Studio Aperto, le ha scartate anche perché c’era poco tempo. Il Tg5 le ha usate per pochi secondi in un servizio di Andrea Pamparana che non parlava delle stravaganze ma solo della promozione appena ottenuta. “Quelle immagini erano di Matrix, dice Pamparana a “Il Fatto Quotidiano”. In realtà l’unico servizio di Matrix su Mesiano era firmato da Luca Fazzo ed era basato su immagini normali, non rubate. “Quelle trasmesse da Brachino non sono mie e non sono di Matrix”, chiosa Fazzo. E allora di chi sono? Il cronista che si sta occupando di Mesiano per “Chi” è Gabriele Parpiglia. Forse per questo a Mediaset gira voce che dietro quelle immagini ci sia l’ispirazione di Alfonso Signorini. Ma Brachino nega: “Parpiglia è un mio collaboratore ma non mi risulta che le immagini siano state girate da lui o da persone inviate da Chi”.
Per fortuna anche a Mediaset ci sono professionisti seri. Uno dei tre rappresentanti del cdr della testata di Brachino, Pietro Suber, ieri si è dimesso perché i suoi colleghi non hanno preso le distanze “dal servizio che la Federazione della Stampa ha chiamato pestaggio mediatico”. E non è finita. Berlusconi lo ha promesso: “Ne vedremo delle belle”.
E' normale?
Mi chiedo molto seriamente se sia normale che Lorenzo, anni 11, sia costretto a studiare per una media di tre ore al giorno, se va bene. Mi chiedo se sia normale che in questo momento, ore 21.56, anziche' essere sotto le coperte stia studiando spartani, ateniesi, Solone e cose simili. Sono profondamente triste per lui e mi schifa sempre di piu' una societa' che porta a tutto questo.
Ma nel resto del mondo com'e' la storia???
I capi del governo e i ministri nei Paesi europei e negli Stati Uniti possono legalmente essere chiamati a rispondere delle loro azioni penalmente e civilmente ed in diversi casi lo sono effettivamente stati.
In Olanda il primo ministro e i ministri sono responsabili civilmente e penalmente per gli atti commessi fuori della loro funzione, mentre in Spagna ministri e capo del governo rispondono penalmente davanti ad un apposito tribunale.
In Gran Bretagna i membri del governo possono essere chiamati a rispondere civilmente e penalmente anche degli atti compiuti nell’esercizio delle loro funzioni. Diverse sono state le inchieste attivate nei confonti di Blair e di membri del suo governo anche per questioni di tangenti.
In Germania il Cancelliere e i suoi ministri non godono di immunita’ per gli atti di governo, ma sono sottoposti al diritto comune specifico per i funzionari dello Stato, mentre per gli atti estranei all’attivita’ di governo non godono di alcuna forma di immunita’.
In Francia i ministri possono essere indagati in qualsiasi momento. Il primo ministro Alain Juppe’ fu indagato penalmente durante il suo mandato per un appartamento di proprieta’ del Comune di Parigi occupato a canone di favore e dovette traslocare per ottenere l’archiviazione. Fra l’altro in Francia esiste la condanna all’ineleggibilita’ (ad es. a Juppe’ - alcuni anni dopo la prima inchiesta - furono comminati dalla Corte di prima istanza 10 anni di ineleggibilita’, poi ridotti ad uno) e cio’ permette quindi ad un Tribunale di intervenire sulla carriera di un politico se questi e’ trovato colpevole di un reato.
Negli USA il presidente (che e’ anche capo dell’esecutivo) e gli altri membri del governo non godono di una immunita’ sancita dalla Costituzione. La Corte suprema ha stabilito - e’ vero - che il presidente gode di un’ampia immunita’ funzionale legata alla sua doppia carica di capo dello Stato e di capo dell’esecutivo, ma negli ultimi trent’anni magistrati e autorita’ indipendenti hanno aperto inchieste contro i presidenti Nixon, Reagan e Clinton. In particolare negli USA esiste la procedura di impeachment, che viene adottata fra l’altro per un presidente che menta al Paese e che porta alle sue dimissioni forzate.
Infine si rileva che la Corte Costituzionale si e’ pronunciata CONTRO e non a favore della legge ideata dall’attuale presidente del Senato durante il precedente governo Berlusconi (lodo Schifani) che garantiva l’immunita’ e sospendeva i processi in corso per le cinque piu’ alte cariche dello Stato : presidente della Repubblica, premier, presidenti di Camera e Senato e presidente della Consulta. La Corte aveva infatti dichiarato l’illegittimità dell’art. 1 della legge, perchè "viola gli articoli 3 (principio di uguaglianza) e 24 (diritto di difesa) della Costituzione. Quindi non vi e’ stata condivisione in termini di principio da parte della Consulta.
Ci si chiede
Ma se il lodo Alfano non era ad personam no no no no era per la democrazia e la liberta', perche' tutto sto livore da parte dell'inversamente alto??? Se non era ad personam era una qualsiasi legge leggina leggetta fatta da un qualsiasi governo che non ha trovato i crismi della costituzionalita'. Dove sta il problema???
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